L’Istituto Italiano di Cultura è lieto di partecipare alla II edizione della Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Durazzo con la giovane artista Erika Ungari con il video-art “The mediaval hammam”.
Nata il 21 luglio 1999 a Monza, ha frequentato dal 2015 al 2018 il Liceo Artistico Nanni Valentini, indirizzo Scenografia. Ha successivamente proseguito la propria formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, indirizzo Nuove Tecnologie dell’Arte (NTA).
Attualmente frequenta il biennio in Arti e Culture Multimediali presso il Politecnico delle Arti di Bergamo – Accademia di Belle Arti di Bergamo “Giacomo Carrara”.
Ha partecipato a diverse mostre collettive e rassegne dedicate alle arti multimediali e contemporanee, tra cui CLOROFILLA18 (Politecnico delle Arti di Bergamo, 2026), Art Research World Exhibition – ARWE, Floating Realities: Realtà Virtuale e Mondi di Sintesi (Torino, 2026), le mostre della Residenza INTER_VALLI presso il MAC Luzzana e Crocicchio Art Space (2026), WOW, We One Wave (EXPO Osaka, 2025), PCT – Premio Città di Treviglio (2025) e EDIT MODE, collettiva degli studenti del Corso di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano, 2021).
La Biennale, curata da Massimo Scaringella, quest’anno ospita 34 padiglioni e 45 artisti provenienti da tutto il mondo.
Concetto curatoriale della Biennale:
PERIPHERY: VISUAL TRANSITIONS
Lo sguardo dalla periferia
Chi decide che cosa costituisce il centro del mondo?
Forse la questione non consiste più nel determinare dove si trovi il centro.
Forse la domanda essenziale è: chi ha il diritto di definirlo?
In questa prospettiva, la periferia cessa di essere una categoria puramente geografica o urbana e diventa una categoria culturale. Non identifica soltanto uno spazio distante, ma una posizione dello sguardo. Un punto dal quale il mondo viene percepito in modo diverso, perché diversa è l’esperienza di chi lo abita e lo attraversa. La periferia non rappresenta un’assenza; al contrario, rende visibile ciò che viene rimosso.
Periphery: Visual Transitions non propone una riflessione sulla periferia come semplice categoria sociale o urbana. Non intende costruire una geografia delle periferie del mondo, né sostituire un centro con un altro. Il suo obiettivo è più radicale: cambiare il punto di vista da cui osserviamo.
In questo senso, la periferia non è un tema.
È un metodo.
Le transizioni visive di cui parla questa Seconda Edizione della Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Durazzo 2026 non riguardano soltanto le immagini. Riguardano, soprattutto, lo sguardo. Ogni opera invita il visitatore ad attraversare un confine: tra memoria e futuro, tra appartenenza e migrazione, tra identità e alienazione, tra esperienza personale e storia condivisa.
L’opera d’arte non si limita a documentare la realtà: la interrompe, la mette in discussione e ne rivela le possibilità inattese.
In questo modo, guardare diventa un atto tanto etico quanto estetico.
Massimo SCARINGELLA