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Otranto: PUNTO DI RUGIADA

Data:

22/09/2021


Otranto: PUNTO DI RUGIADA

Stefano Romano

PUNTO DI RUGIADA

a cura di Francesco Scasciamacchia

Ricerca storico-documentaristica: Davide De Notarpietro

22 Settembre/30 Novembre 2021

Castello Aragonese (sotterranei), Otranto

 

PUNTO DI RUGIADA il nuovo lavoro ambientale dell’artista Stefano Romano presentato a Valona (Galleria Alpha

– Centro Storico 6 Agosto-10 settembre 2021) in occasione del trentesimo anniversario dello sbarco di migliaia di alba- nesi sulle coste pugliesi di Bari nel 1991 dalla nave Vlora inizia il suo ‘viaggio’ e arriva a Otranto nei suggestivi spazi del Castello Aragonese.

In questo lavoro, commissionato e sostenuto dall’Istituto Italiano di Cultura di Tirana, l’artista compie un passo successivo rispetto alla sua produzione precedente. Non più invita il “pubblico” a performare o è lui stesso a compiere l’azione in tempo reale, ma conduce lo spettatore alla sua esperienza personale, un’esperienza polisensoriale da condi- videre. Lo sbarco di più di ventimila albanesi dalla Vlora diventa un viaggio personale al contrario, da Bari alle coste di Valona. È proprio in Albania che l’artista emigra nel 2003, grazie ad un programma di scambio promosso dall’Acca- demia di Carrara di Bergamo, ed è quindi la sua esperienza di “migrante” solitaria e non mediatica che l’artista mette in scena in “Punto di Rugiada”. Il titolo prende spunto dalle ricerche che l’artista stava effettuando sui venti marini nel Canale d’Otranto e, tra i vari dati giornalieri come la forza del mare, scopre anche il punto di rugiada, cioè quello stato termo-dinamico in cui c’è un equilibrio tra liquido e vapore.

Un <<momento magico di equilibrio tra due stati fisici>>, come lo descrive lo stesso Romano, che diviene <<metafora per indicare il viaggio che è un cambiamento di vita da un posto all’altro, alla ricerca, appunto di un difficile momento di equilibrio tra due “stati”, quello che eri prima e quello che saresti diventato>> (in conversazione con l’artista, novembre 2020).

La mostra è un apparato esperienziale composto da diversi elementi, in cui una delle installazioni ambientali occupa una delle sale lungo i corridoi dei sotterranei del castello. Una luce ambientale mima i colori del cielo in transizione dalla notte al giorno nel viaggio che l’artista compie da Bari a Valona: rotoli di carta, srotolati dal soffitto al pavimento dello spazio, divengono vele che periscono, in grado di compiere solo un viaggio impossibile. Venti deboli soffiano da un ventilatore che muove le vele lievemente. Ecco che il viaggio collettivo di migrazione con le immagini mediatiche di più di ventimila albanesi su una nave diviene un viaggio in solitaria; che le vele robuste e in grado di attraversare il Mediterraneo divengono meri “pezzi” di carta; e che il vento che soffia veloce diviene un marchingegno estetico per la costruzione di un ambiente esperienziale. In questo modo l’artista, come nei suoi precedenti lavori, sceglie il tema politico ma lo spoglia dai suoi apparati mediatici e, attraverso l’estetica, in questo caso teatrale, si tratta quasi di una scenografia, mette in scena la migrazione, non come atto sociale, politico e/o mediatico ma nella sua dimensione espe- rienziale. Una dimensione che l’artista stesso ha esperito ma che come in un palcoscenico senza attori invita il pubblico ad esperire, disposto ad essere disorientato e a scardinare la struttura paradigmatica di ciò che consideriamo il fenomeno migratorio, e in particolare quello che ha legato negli anni novanta l’Italia all’Albania. Una messa in scena simile al teatro contemporaneo, che Hans-Thies Lehmann (Postdramatic Theatre, Routldge, London, 2006) ha teorizzato come post drammatico, riferendosi all’assenza dell’elemento narrativo che lascia spazio all’esperienza estetica. Un teatro, questo, che non ha necessariamente bisogno degli attori, soggetti che attraverso i dialoghi si fanno portavoce della storia sottesa ad un testo, ma che considera gli spettatori come agenti della propria esperienza estetica. Ecco che l’installazione ambientale di Romano ricalca i caratteri peculiari del teatro postmoderno e post drammatico divenendo un’esperienza sinestetica, che coinvolge più sensi e che trasforma le singole soggettività, in questo caso partendo dalla soggettività dell’artista stesso che si trova da migrante al contrario a vivere in Albania.

Ad accompagnare l’installazione ambientale Punto di Rugiada (2021), che dà il titolo all’intera mostra, una serie di disegni, Dei viaggi e di ciò che resta (2021), un percorso visivo dove le sembianze umane dell’uomo migrante si me- scolano a un lampadario e ad altri oggetti per raccontare del viaggio e della trasformazione che ognuno di noi subisce nel cambiare luogo. Una trasformazione che non è solo data da un cambio di abitudini, routine, lingue, ma una trasfor- mazione impossibile da narrare se non attraverso delle figure ibride alle quali è impresso un cambiamento addirittura morfologico; un cambiamento invisibile agli occhi, interiore ma che l’artista in modo iperbolico rappresenta attraverso

l’immaginazione di chi ha viaggiato. La serie di disegni rappresenta la metamorfosi di chi vive altrove assumendo in modo immaginifico le sembianze di UomoAlbero, UomoLavandino, UomoSedia, UomoParabola, UomoCredenza, Uo- moTavolo, UomoLampadario.

I disegni a rapidograph su carta trasparente possiedono un secondo livello di lettura che ci riconduce alla valenza se- mantica della migrazione, è cucita a mano dietro alla carta, una porzione di telo isotermico. Ancora una volta l’artista, utilizzando un accorgimento, mette in rilievo la negazione del concetto stesso di migrazione nella sua valenza ideolo- gica, mediatica e politica come le numerose immagini dei teli isotermici, questa volta non in primo piano, come sulle copertine dei quotidiani ad esempio, ma sotto, dietro la trasformazione individuale in “uomo-oggetto” di chi viaggia e non semplicemente “migra”.

Non è casuale che l’artista parli di viaggio, anche nel titolo dei suoi lavori, accorgimento che permette di cambiare il piano semantico della migrazione a quello meno denso di costruzioni mediatiche, sociali e politiche del viaggio. Proprio questo è lo slittamento che “Punto di Rugiada” nel suo complesso dispiega, quasi come un processo in negativo della migrazione, come viaggio collettivo di speranza, rispetto al viaggio individuale dell’artista che inverte la rotta della “terra promessa” dall’Albania all’Italia, dall’Italia all’Albania.

A completare l’apparato espositivo, la proiezione di una serie di immagini, alcune con interventi in digitale dell’artista, che raccontano il modo in cui la rappresentazione mediatica e giornalistica nei giorni dello sbarco della Vlora ha nar- rato l’evento. Proiettando le immagini e i titoli dei giornali riferiti allo sbarco, l’artista decide di svelare, a supporto del viaggio esperienziale che ci propone, il meccanismo della rappresentazione mediatica. Quindi ci conduce alla negazione della migrazione: l’installazione ambientale Punto di Rugiada e la serie di disegni Dei viaggi e di ciò che resta attraverso la rappresentazione dell’evento migratorio.

Stefano Romano, per “negare” la rappresentazione del reale e condurci alla sua dimensione estetica-esperienziale, parte dal reale stesso, lo snatura attraverso piccoli interventi sulle diapositive e ci restituisce un’immagine completa del det- to, codificato e mediatizzato solo come incipit per raccontare l’esperienza: l’indicibile e immaginifico dell’esperienza umana.

Francesco Scasciamacchia

STEFANO ROMANO opera in un ambito processuale attraverso azioni temporanee, performance, installazioni, video e lavori fotografici. Realizza azioni effimere, diasporiche capaci di generare sempre situazioni inaspettate, rendendo l’ar- tista il primo spettatore di sé stesso. Il suo lavoro indaga, con uno sguardo leggero, le contraddizioni della realtà sociale così come i momenti marginali della nostra vita quotidiana, creando immagini transitorie e impreviste. Lavora da più di dieci anni in Albania dove ha concepito diversi progetti come artista e come curatore. Ha concepito il progetto 1.60in- surgent space il cui focus era lo spazio pubblico, è stato anche co-fondatore del T.I.C.A. (Tirana Institute of Contem- porary Art). Nel 2012 è co-fondatore del collettivo DZT (DyZeroTre) e della piattaforma MAPS – Mobile Archive on Public Space. Il suo lavoro è stato esposto in mostre e musei nazionali e internazionali, tra le quali: Collezione Giuseppe Iannaccone (Milano, Italia); Stamp Gallery (College Park, Maryland U.S.A.); Tulla Culture Center (Tirana, Albania); Palazzo della Misericordia all’interno di ArtDate -Dialogo nel tempo (Bergamo, Italia); Palazzo Costanzi (Trieste, Ita- lia); Studio Tommaseo (Trieste, Italia); BACO arte contemporanea (Bergamo, Italia); TICA AIRLab c/o Tirana Ekspress (Tirana, Albania); Artopia Gallery (Milano, Italia); Galleria Bianconi (Milano, Italia); Careof (Milano, Italia); Placentia Arte (Piacenza, Italia); GAMeC area Palestra, (Bergamo, Italia); Galleria Alice & altri lavori in corso (Roma, Italia); 54° Biennale di Venezia – Padiglione delle Accademie di Belle Arti, Arsenale (Venezia, Italia); Macro Future (Roma Italia); GC.AC (Monfalcone, Gorizia, Italia); Neon campo base (Bologna, Italia); Triennale (Milano, Italia); Chelsea Art Mu- seum (New York, USA); The Kosova Art Gallery (Prishtinë, Kosova); Tirana Bienale3 (Tirana, Albania); Museo d’arte Contemporanea di Villa Croce (Genova, Italia); The Yugoslav Biennial of Young Artist, Centre for Contemporary Arts (Vrsac/Belgrade Serbia e Montenegro); Via Farini (Milano, Italia); Boston Cyberarts Festival, Coolidge Corner Theatre (Boston U.S.A.); Centre Culturel Français de Turin (Torino, Italia).

FRANCESCO SCASCIAMACCHIA è critico e curatore d’arte contemporanea. Ha ottenuto un Ph.D in Drama presso Queen Mary University a Londra (2015) ed è stato Helena Rubinstein Critical Studies Fellow dell’Independent Study Program del Whitney Museum of American Art, New York (2013-2014). Ha lavorato per istituzioni nazionali e interna- zionali come DOCVA-Viafarini (Milano); Fondazione Arnaldo Pomodoro (Milano); MART (Trento e Rovereto); Museo Jumex (Città del Messico) ed è stato News Editor dell’edizione italiana della rivista Flash Art. Ha insegnato nel Dipar- timento di Storia dell’Arte e Curatela presso l’Universidad de las Americas, Puebla (MX) (2016-2018). Attualmente insieme allo storico dell’arte Davide De Notarpietro è co-fondatore dello spazio cijaru.

Informazione

Data: Nga Mer 22 SH 2021Ma 30 N 2021

Orari: Prej 10:0022:00

Organizuar nga : Cijaru, Comune di Otranto, OFF

Në bashkëpunim me : IIC di Tirana

Hyrja : E lirë


Vendi:

Castello Aragonese (sotterranei), Otranto

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